Mentre la retorica ufficiale ci parla di “resilienza”, i numeri raccontano una storia diversa: l’Italia è diventata il bancomat energetico del continente. Non è un’opinione, sono i dati del GME (Gestore Mercati Energetici) e i dossier tecnici che lo confermano. Siamo in una trappola strutturale dove la geopolitica e scelte del passato ci stanno presentando un conto insostenibile.

L’Iran e il Record del Gas: Il Venerdì Nero del GME

La tensione nello Stretto di Hormuz non è più “cronaca estera”, è una tassa diretta sulla tua cucina. Ieri il prezzo del gas al GME ha toccato un nuovo record storico, sfondando la quota dei 180 €/MWh, con una proiezione che punta dritta ai 200 se il blocco navale dovesse perdurare. Non è solo il gas: la benzina ha superato la soglia psicologica dei 2,15 €/litro e il diesel segue a ruota a 2,10 €, nonostante una riduzione delle accise che, dati alla mano, è ridicola: un taglio di pochi centesimi che sparisce nel giro di 24 ore a causa delle oscillazioni speculative.

Perché noi paghiamo più di tutti? La verità sui vicini di casa

In Europa non siamo tutti sulla stessa barca. L’Italia paga l’energia elettrica e il gas sensibilmente di più rispetto ai partner europei. Ecco i dati:

  • Germania e Polonia: Pagano il gas circa il 10-15% in meno rispetto all’Italia. Perché? Per la vicinanza agli Hub di distribuzione del Nord (TTF Olandese) e per una rete di pipeline che non subisce i sovrapprezzi di trasporto che gravano su di noi.
  • Francia: Il costo della loro energia elettrica è quasi la metà della nostra. Il motivo è strutturale: la Francia possiede 56 reattori nucleari attivi.

Qui sta il paradosso tutto italiano: a causa del referendum del 1987 (che bloccò il nostro piano nucleare), oggi importiamo dalla Francia circa il 15% del nostro fabbisogno elettrico. Compriamo energia prodotta da centrali nucleari francesi situate a pochi chilometri dal nostro confine. Paghiamo loro il profitto e il rischio, senza avere il beneficio del basso costo di produzione.

L’illusione dei Gasdotti e il “Pizzo” della Distanza

L’Italia dipende dai tubi. Ma questi tubi non bastano e costano caro.

  • Il TAP (Trans Adriatic Pipeline), il tubo che arriva in Puglia portando gas dall’Azerbaigian attraverso la Turchia, è una boccata d’ossigeno ma non è sufficiente a colmare il vuoto lasciato dai flussi del Nord.
  • Il Greenstream (dalla Libia) e i flussi dall’Algeria sono costantemente sotto pressione geopolitica.

Il risultato? Noi non paghiamo il gas al prezzo “puro” della borsa di Amsterdam (TTF). Paghiamo quel prezzo più un “spread di localizzazione”: un sovrapprezzo dovuto alla nostra posizione geografica periferica rispetto ai grandi nodi di smistamento del Nord Europa. In sintesi: siamo gli ultimi della fila e paghiamo la consegna più cara di tutti.

L’Abbuffata dei Giganti: Enel, Terna e il Socio Cinese

In questo scenario di guerra economica, chi gestisce il sistema non solo non perde, ma festeggia.

  • ENEL: Mentre il Made in Italy affonda, i dossier parlano di extraprofitti miliardari e premi milionari per i top manager. Il passaggio forzato al mercato variabile è stato il colpo di grazia: il rischio è passato dalle casse dell’azienda alle tasche delle famiglie.
  • TERNA: Il gestore della rete ha segnato un utile netto record di quasi 600 milioni di euro in soli sei mesi. Ma c’è di più: il 35% del socio di controllo (CDP Reti) è nelle mani della State Grid Corporation of China. Ogni volta che paghi gli oneri di sistema per far viaggiare la corrente sui cavi, una parte di quei soldi finisce a Pechino sotto forma di dividendi.

“Ci dicono che questa è una sfida di civiltà, ma la verità cruda è che stiamo finanziando i dividendi dei colossi cinesi e i premi dei manager di Enel con i soldi che mancano sui conti correnti degli italiani. È una guerra che non abbiamo dichiarato noi, ma di cui siamo i principali finanziatori.”

Il mostro a più teste che mangia i nostri risparmi
5-15 Global Energy: L’unica difesa in un sistema truccato

Se il sistema è progettato per mungere il consumatore finale attraverso monopoli di fatto e geopolitica fallimentare, l’unica soluzione è cambiare le regole del gioco. Il Network Marketing di 5-15 Global Energy con la fornitura IGL non è solo un’azienda, è uno strumento di autodifesa economica.

Indipendenza Vera: Smettere di essere un numero in un database Enel significa riprendersi il potere d’acquisto. Mentre i politici promettono riduzioni delle accise ridicole, noi offriamo un piano marketing che può azzerare il peso della bolletta.

Redistribuzione del Valore: Invece di mandare i profitti in Cina o nei premi aziendali, 5-15 restituisce provvigioni alla rete degli Associati. Se l’energia costa cara, il valore che circola nel network aumenta per chi lo promuove.

“L’unica soluzione equa e giusta è un modello dove il profitto non sparisce nei paradisi fiscali o nelle casse di potenze straniere, ma torna nelle tasche di chi condivide il progetto per uscire da questa crisi.”

Non aspettare che il prezzo del gas scenda o che le accise vengano tagliate davvero. Non succederà. L’unica cosa che puoi cambiare è la tua posizione: da vittima del sistema a protagonista del tuo mercato energetico.

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2 risposte a “IL PREZZO DEL TRADIMENTO: Perché l’Italia sta pagando la guerra più di tutta Europa?”

  1. Avatar Patrizia “Pat”
    Patrizia “Pat”

    Bravo, dovresti entrare in politica. Ma ti farebbero fuori subito perché sei sincero!!! Purtroppo le multinazionali hanno una forza sul mercato, difficile da combattere. In tutti i campi di interesse nazionale, hanno infiltrato i loro tentacoli: energia, sanità, assicurazioni. È un po’ una lotta contro i mulini a vento….ma a me don Chisciotte fa tenerezza e ne ammiro la determinazione. Ti auguro di sconfiggere tantissimi mulini a vento e installare pale eoliche a basso impatto ambiente. Ti stimo e ti incoraggio….Fu fu!!!!

  2. Avatar Carlo
    Carlo

    tutto vero, del resto la parziale indipendenza da privati (fotovoltaico, pannello solare termico, cappotto, altro) ha costi proibitivi.

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